Rabbia e dolore profondi per l’attentato di Brindisi

Le donne di Se non ora quando? Milano esprimono rabbia e dolore profondi per l’attentato di Brindisi che e’ costato la vita a Melissa, una studentessa poco più che adolescente, e il ferimento di alcune altre ragazze, alcune delle quali molto gravi. La loro scuola aveva vinto il primo premio ad un concorso per la legalita’. Questo attentato ha in se’ non solo una violenza inaudita ma una gravità senza precedenti! Colpire degli innocenti, colpire volontariamente, con un comando a distanza, un gruppo di giovani donne, e’ il segno della barbarie che sta prendendo forma in Italia. Un delitto che, come ha detto anche il giudice Vigna, qualunque matrice abbia, e’ orribile perche’ colpisce anche l’affermarsi di sentimenti di liberta’ e di autonomia sempre più diffusi tra le donne e le ragazze.

Le donne di Snoq Milano esprimono vicinanza alle famiglie e solidarietà a chi si batte contro le organizzazioni criminali, qualunque esse siano, e confermano il proprio impegno nella lotta per affermare la legalità e la giustizia. Questo episodio ci darà ancora più motivazione per batterci contro ogni tentativo violento di prevaricare e di scoraggiare la parte migliore della nostra società. Senza rassegnazione, coraggiosamente, noi, contro di loro, portatori di morte.

Snoq Milano

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Critical Mass contro l’omotransfobia

Se Non Ora Quando Milano aderisce alla Critical Mass contro l’omotransfobia

In occasione della giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, il comitato Snoq di Milano partecipa alla manifestazione in bicicletta organizzata dal coordinamento delle associazioni Lgbt di Milano,  giovedì 17 maggio alle 22, con partenza da Piazza dei Mercanti.

Diciamo no all’omofobia e alla transfobia perché diciamo no alla violenza e alla discriminazione, qualunque forma esse assumano. Diciamo sì alle pari opportunità e al rispetto delle differenze. Sì alle libere scelte rispetto all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Sì, perché omofobia e transfobia non sono cosa ‘altra’ rispetto a sessismo e discriminazione di genere. Sono facce della stessa medaglia in questa Italia vergognosamente arretrata dal punto di vista dei diritti civili e caratterizzata da un evidente ‘deficit di laicità’, dove continuano a prevalere modelli di relazione di genere omologanti e restrittivi.

I movimenti delle donne e il movimento Lgbt in Italia hanno già costruito momenti di mobilitazione comuni. Nel 2006 la mobilitazione in difesa della 194 e contro la legge 40 sulla procreazione assistita è cresciuta insieme alla domanda di diritti civili promossa dal movimento Lgbt, all’insegna della laicità e della libertà di scelta.

Anche l’attenzione alle iniziative di contrasto ai fenomeni di violenza, di misoginia e omofobia, non può che essere un terreno comune.

Crediamo che questi temi debbano essere al centro dell’agenda politica, locale e nazionale. Il principio della non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere è già diventato parte integrante del diritto antidiscriminatorio europeo non solo relativamente al mercato del lavoro ma anche rispetto al godimento dei diritti fondamentali. Si vedano, per esempio, la risoluzione 8 febbraio 1994 del Parlamento europeo sulla parità dei diritti per gli omosessuali e le lesbiche e la Direttiva Europea 2006/54 che all’art.3, per la prima volta nella storia del Parlamento Europeo, cita il diritto alle pari opportunità delle persone transgender e transessuali.

Ad oggi il nostro Paese non si è ancora dotato di una legge contro l’omofobia. D’altra parte è tra i pochi paesi, assieme alla Grecia e a Malta, nell’Unione Europa a non contemplare forme di riconoscimento per le coppie di fatto. Non a caso, l’Italia con questi stessi paesi, figura come fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l’occupazione femminile e la presenza delle donne nelle istituzioni e nelle posizioni apicali.

E’ tempo di fare un passo avanti. Come è appena stato fatto negli Stati Uniti attraverso le parole di Obama. E’ tempo di chiedere alle nostre classi dirigenti più coraggio e più lungimiranza, più democrazia e più civiltà. E’ tempo di dire no all’omofobia e alla transfobia non solo attraverso parole fintamente rassicuranti ma attraverso fatti. E’ tempo di diritti. Diritti da scrivere e diritti da rispettare. L’abbiamo già detto e lo ripetiamo: Se Non Ora Quando?

Se Non Ora Quando Milano

comunicato.pdf

59 + 10: APPELLO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

pubblichiamo di seguito l’adesione di Isoke Aikpitanyi
Associazione vittime ed ex vittime della tratta

ADERIAMO ALL’APPELLO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Mai più complici

MA CHIEDIAMO CHE LE VITTIME DELLA TRATTA NON SIANO DIMENTICATE: DIECI SONO STATE UCCISE DALL’INIZIO DI QUEST’ANNO

L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo, e sono dieci le “altre” donne uccise nello stesso periodo, donne straniere, clandestine, vittime della tratta, ignorate da tutti, dimenticate anche dalle statistiche e dalle manifestazioni contro tanta violenza. L’ultima vittima si chiama Joy, 20 anni, siciliana (NIGERIANA!) come Vanessa, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale, come Vanessa. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono… E’ ora di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e delle “altre” e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa e di Joy viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. Chiediamo alle donne italiane di non dimenticarsi di noi, vittime della tratta, sfruttate sessualmente, uccise, stuprate.

Isoke Aikpitanyi
Associazione vittime ed ex vittime della tratta