UN’ALTRA IMMAGINE DELLE DONNE E’ POSSIBILE…

UN’ALTRA IMMAGINE DELLE DONNE E’ POSSIBILE…
…se non ora quando?

Milano, 26 novembre
Il raggiungimento della parità effettiva tra donne e uomini passa attraverso una corretta rappresentazione nei media. La Risoluzione del Parlamento Europeo del 3 settembre 2008, attribuisce al riguardo pesanti responsablità al marketing e alla pubblicità. In Italia l’unica normativa esistente è il Codice di autoregolamentazione prodotto dall’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria (IAP) che però ha valore solo per gli associati, essendo lo IAP un ente privato. In molti Paesi europei esistono invece leggi ad hoc che regolano le pubblicità mediatiche, mentre in Italia manca totalmente una regolamentazione al riguardo. Occorre riempire questo clamoroso vuoto legislativo, perché le tante iniziative organizzate sul territorio contro le
pubblicità sessiste, l’Appello Donne e Media del 2009 – che ha avuto come esito l’inserimento di 13 emendamenti nel contratto di servizio pubblico della Rai -, il 1° meeting sull’immagine della donna nella tv pubblica, non sono di per sé sufficienti per cambiare la realtà esistente.
Per questo crediamo importante lavorare attorno a progetti che romuovano azioni tese a rimuovere l’uso strumentale e umiliante del corpo della donna e dell’uomo nei programmi televisivi, nella pubblicità e nell’editoria. La bellezza dei corpi sta nell’arte non nell’uso che ne viene fatto con la costante allusione alla disponibilità e all’atto sessuale. Attraversare lo spazio pubblico, con immagini che associano corpi o parti del corpo ammiccanti a prodotti commerciali, favorisce un linguaggio e un immaginario che impediscono la crescita e la cultura del rispetto della persona. Di più, qualsiasi comunicazione che avvilisca la dignità delle
persone rappresenta una violenza. Per questo riteniamo che il nostro Paese debba adottare provvedimenti normativi e amministrativi in grado di fronteggiare ogni atto di violenza, diretto e indiretto, lesivo dei diritti fondamentali sanciti nella nostra Costituzione. Si favorirebbe così una sostanziale parità di genere, a partire dall’impegno delle amministrazioni
comunali che nella pubblicità hanno l’autorità sull’utilizzo dello spazio pubblico.

Sulla base di questa convinzione, nel luglio 2010 è stato proposto alla Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano l’adozione di un codice etico che vincoli le concessionarie di pubblicità che affittano gli spazi comunali al rispetto della dignità delle donne. Nel novembre 2010 a Milano è stato predisposto un progetto di legge depositato alla Camera sulla parità e la non discriminazione tra i generi nell’ambito della pubblicità e dei mezzi di comunicazione. È stato poi avviato un tavolo presso l’Amministrazione comunale con l’intento di affrontare i temi della pubblicità lesiva e creare i presupposti per un’azione concreta sul territorio milanese.
Chiediamo che l’Amministrazione Comunale di Milano sostenga tali misure e attività, nella prospettiva che vengano estese anche a livello nazionale.

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