PIU’ DONNE AL LAVORO,

PIU’ DONNE AL LAVORO,
MIGLIOR LAVORO PER LE DONNE…
…se non ora quando?

Milano, 26 novembre
I numeri italiani relativi all’occupazione femminile sono tristemente noti: nel 2010 era occupato il 46,40% delle donne tra i 15 e i 64 anni, contro il 67,7% degli uomini. Il divario è particolarmente pronunciato nel mezzogiorno, dove solo 3 donne su 10 lavorano. Al dato quantitativo si aggiungono quelli altrettanto drammatici relativi alla qualità del lavoro femminile:
anche laddove, come in Lombardia, la partecipazione femminile al mercato del lavoro ha registrato una crescita, questa è avvenuta soprattutto attraverso contratti di lavoro flessibili (somministrazione, part-time, contratto a progetto, partita Iva, lavoro occasionale pagato con
voucher, stage, tirocini) che protraendosi nel tempo, diventano forme di precarietà e di sottoretribuzione dalle quali diventa difficile uscire, facendo emergere una nuova figura di “lavoratrice stabilmente precaria”. Il 43% delle donne italiane con età inferiore ai 40 anni ma ben il 55% di quelle che ne hanno meno di 30, inoltre, se hanno un figlio non accedono alla
maternità con tutti i diritti previsti dalla legge: non ricadono infatti tra le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato che sono il “target” di riferimento della legge 53/2000. E’ necessario un riconoscimento mirato – materiale ma anche simbolico – del lavoro di cura ridisegnando un
nuovo welfare.

Alcune proposte:

  •  Lotta alla precarietà per le donne e per le/i giovani in genere: attraverso la riduzione delle tipologie contrattuali e la fissazione di un termine per la stabilizzazione del posto di lavoro, incentivazione fiscale per le aziende che assumono a tempo indeterminato, reintroduzione della norma contro le dimissioni in bianco, diritto alla formazione continua.
  •  Valorizzazione delle professioni: garantendo i diritti universali per la maternità/paternità, previdenza pubblica e integrativa, formazione continua.
  • Intervenire sul crescente divario tra retribuzioni medie maschili e femminili: che nel nostro paese è particolarmente significativo e in ulteriore aumento.
  •  Politiche per favorire la conciliazione e la condivisione della cura e il suo riconoscimento, attraverso l’attribuzione di un’ indennità di maternità universale, politiche volte al reinserimento lavorativo dopo la maternità e supporto alla continuità del lavoro e del reddito durante i periodi di cura, contrattazione nelle imprese, norme per favorire la condivisione del lavoro di cura tra i genitori anche attraverso congedi parentali più lunghi e flessibili estesi a tutte le categorie di lavoratrici e lavoratori. Infine, riconoscimento del lavoro di cura di tutti i tipi, a livello pensionistico.

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