Democrazia Paritaria

Milano, 26 novembre 2011

Quando si parla di democrazia paritaria tutti si dicono d’accordo, salvo poi boicottarla in molti modi. Da quando è entrata in vigore la Costituzione repubblicana solo 75 donne hanno ricoperto ruoli di governo (la prima fu Tina Anselmi nel ’76), l’unica senatrice di nomina presidenziale è stata la Sen. Premio Nobel Rita Levi-Montalcini e non c’è mai stata (i) una Presidente del Senato (solo due presidenti della Camera: Nilde Iotti e Irene Pivetti); (ii) una Presidente del Consiglio e (iii) una candidata alla Presidenza della Repubblica. Le donne in parlamento sono soltanto un quinto degli uomini, nell’ultimo Governo Berlusconi i ministri donna senza portafoglio erano 4 su 10 e con portafoglio 2 su 10. Nell’attuale governo Monti, finalmente, tre donne ricoprono ruoli decisivi nell’esecutivo ma restano poche rispetto al numero totale dei ministri (il 16,6% se si considerano i ministeri con e senza portafoglio)

Possiamo permetterci il lusso di continuare a perdere competenze, capacità e talenti di metà del Paese? Le scelte che riguardano la vita di tutti sono di monopolio maschile e questo abuso di posizione dominante altera la democrazia e impoverisce le nostre vite. Danni per molti e privilegi per pochi e in questa situazione è oramai divenuto ineludibile un cambio di rotta.
Certo, i proprietari delle diligenze non peroreranno l’arrivo delle ferrovie, ma chi non vuole rinunciare al futuro sarà d’accordo perché le donne e gli uomini stiano insieme in pari numero, dignità e responsabilità. Possiamo dire che questo risponde ai principi costituzionali e diremmo senz’altro il vero, ma quello che ci preme di più sottolineare è l’urgenza di una democrazia paritaria che sia la fine dell’attuale situazione di fallimento e degrado e l’inizio di una rinascita per tutti e soprattutto per le giovani generazioni lasciate per strada, on the road con un bagaglio sempre più leggero.

In questo senso, ribadiamo:

  • la necessità che le donne siano una reale forza di governo del Paese;
  • l’importanza di mettere all’ordine del giorno una nuova legge elettorale che disponga tassativamente, a pena di esclusione delle liste, la presenza paritaria delle donne;
  •  il fatto che la presenza di donne non debba più garantire a chi le propone una vicinanza
  • “fisica” o un’appartenenza “politica”, ma debba piuttosto rispecchiare qualità, talenti e competenze nello svolgere un ruolo pubblico e di leadership.
  •  l’esigenza che i metodi di scelta delle candidature coinvolgano la società civile e le giovani generazioni, tenendo conto delle esperienze e dei requisiti necessari per le candidate e i candidati, dei loro rapporti con il territorio che dovrebbero andare a rappresentare; dovranno essere criteri di scelta trasparenti, pubblici, nel rispetto di elettrici ed elettori e nella promozione delle pari opportunità per tutti, candidate e candidati.

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