Donne e Lavoro

La caratteristica più positiva del mondo del lavoro lombardo è la crescente partecipazione femminile che alla fine del 2010 fa registrare un tasso di occupazione pari al 59%, contrapposto al dato italiano di oltre 10 punti più basso, dove l’effetto scoraggiamento si fa sentire in modo molto forte. L’aumento significativo della scolarizzazione delle ragazze ha ormai uniformato le condizioni di partenza di donne e uomini, soprattutto nella ricerca della prima occupazione.

L’occupazione femminile è cresciuta in Lombardia, negli ultimi quindici anni, del 12,2% contro una crescita maschile del 3,4%. L’entrata massiccia delle donne nel mercato del lavoro deve essere vissuta come un grande valore e come un dato strutturale ormai incontrovertibile, ma che ha bisogno di interventi politici ed economici. Si tratta di donne che desiderano mantenere l’occupazione come elemento centrale della propria vita, che hanno investito sulla propria formazione, che hanno la necessità e il piacere di conciliare i vari aspetti della vita: buona occupazione, qualità del lavoro e livello retributivo adeguato, vita affettiva e sociale, figli e tempo per sé.

Questa crescita, è  avvenuta soprattutto attraverso contratti di lavoro flessibili ( somministrazione, part-time, contratto a progetto, partita Iva, lavoro occasionale pagato con voucher, stage, tirocini)  che possono rappresentare un’opportunità se sperimentati nella prima fase dell’esperienza lavorativa, ma protraendosi nel tempo, come avviene da molti anni, diventano forme di precarietà e di sottoretribuzione dalle quali diventa difficile uscire, facendo emergere una nuova figura di “ lavoratrice stabilmente precaria”.

Il 43% delle donne italiane con età inferiore ai 40 anni (ma ben il 55% di quelle che ne hanno meno di 30!), se decidono di avere un figlio non accedono alla maternità con tutti i diritti previsti dalla legge: non ricadono infatti tra le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato che sono il “target” di riferimento della legge 53/2000. Oggi le giovani donne accedono in modo precario al mondo del lavoro, spesso con lavori autonomi, ma si muovono in un contesto molto cambiato dal punto di vista culturale, fatto di maggiore equilibrio nelle responsabilità di cura nelle coppie, di consapevolezza di non voler essere messe di fronte alla scelta di rinunciare al lavoro in presenza di un figlio. E’ necessario un riconoscimento mirato – materiale ma anche simbolico – del lavoro di cura, è necessario intraprendere un percorso di riequilibrio del sistema di welfare che allarghi i diritti sociali e di cittadinanza a chi, senza distinzione tra donne e uomini, presta attività di cura: la cura – che è attività umana essenziale e ha un valore irrinunciabile – deve entrare nella polis, ridisegnando una nuova mappa del welfare. Solo così facendo sarà possibile incentivare la condivisione del lavoro di cura che ancora oggi è in  gran parte a carico delle donne.

OBIETTIVI E PROPOSTE

Il primo obiettivo è la lotta alla precarietà per le donne e per i giovani in genere perché possano avere autonomia economica, indipendenza dalla famiglia d’origine, progetti di vita compiuti, garanzia di poter agire compiutamente il desiderio di maternità e paternità e di progettare scelte di vita di lungo periodo. Proponiamo i seguenti interventi:

1)       Rivedere le norme riguardanti le varie forme contrattuali di flessibilità, introducendo dei limiti temporali oltre i  quali non è possibile continuare a rinnovare i contratti senza stabilizzazione

2)       Introdurre incentivi fiscali per le imprese che stabilizzano i contratti

3)       Favorire forme di avvio al lavoro con progetti formativi e che portino le aziende a investire sulle persone

4)       Reintroduzione della norma contro le dimissioni in bianco, annullata dall’attuale Governo Berlusconi per tutelare le giovani donne che ottengono un contratto a tempo indeterminato

Il secondo obiettivo sono le politiche per favorire la conciliazione e la condivisione della cura e il suo riconoscimento, attraverso le seguenti azioni:

1)       Indennità di maternità universale: si prevede un importo da corrispondersi a tutte le madri, indipendentemente dal fatto che siano dipendenti o autonome, stabili o precarie, che lavorino o non lavorino, quale diritto di cittadinanza. Si propone per tutte le madri che sono prive dell’indennità di maternità collegata alla retribuzione o il cui parametro sia inferiore a quello sotto indicato, il riconoscimento di un assegno per i cinque mesi della maternità obbligatoria pari al 150% della pensione sociale, accompagnato dal riconoscimento previdenziale figurativo del periodo riconosciuto, indipendentemente dalla pregressa condizione lavorativa

2)       Reinserimento lavorativo dopo la maternità e supporti alla continuità del lavoro e del reddito durante i periodi di cura: in Lombardia nel quadriennio 2006/2009 oltre 20.000 donne hanno lasciato il lavoro nel primo anno di vita del bambino per impossibilità a conciliare il lavoro e la cura. Si propone di attuare un progetto finalizzato al reinserimento lavorativo per le donne che intendono riprendere il lavoro, anche provenienti dal lavoro autonomo. attraverso percorsi specifici e finanziati di formazione, riqualificazione; progetto da sperimentare in Lombardia dove il fenomeno risulta particolarmente significativo

3)       Conciliazione e condivisione  lavoro/cura: devono essere previsti più interventi, coordinati tra di loro attraverso: una maggior diffusione territoriale dei servizi rivolti ai bambini: asili nido, scuole materne, tempo pieno per le scuole elementari e tempo prolungato per le scuole medie inferiori in linea con le indicazioni europee; ampliamento e maggior flessibilità degli orari dei servizi che possono essere raggiunti anche  attraverso una collaborazione tra servizi pubblici e servizi privati; si chiede il riconoscimento del lavoro di cura prestato verso le persone anziane e/o non autosufficienti, attraverso agevolazioni orarie e permessi retribuiti

4)       Progetti rivolti alle imprese: una delle principali cause della difficoltà di conciliazione è dovuta alla mancanza di flessibilità delle imprese e dall’incapacità di venire incontro ai nuovi bisogni che la maternità e la genitorialità pone. Proponiamo incentivazioni alle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, virtuose sul terreno della conciliazione ( per estendere ad esempio orari flessibili, part-time e telelavoro)

5)       Condivisione del lavoro di cura tra i genitori anche attraverso congedi parentali più lunghi e flessibili estesi a tutte le categorie di lavoratori: il numero dei padri che si assenta, utilizzando i congedi parentali per paternità è estremamente basso, inferiore al 5% e si mantiene costante negli anni, senza crescere. Pensiamo sia giunto il momento di introdurre un periodo di congedo obbligatorio per la paternità accompagnato da azioni che incentivino maggior condivisione tra i genitori, anche alla luce delle esperienze in corso in Francia e nel Nord Europa, con possibilità di utilizzare il congedo sotto forma di part-time e l’estensione delle ore di “allattamento anche per le lavoratrici non dipendenti

6)       Riconoscimento del lavoro di cura a livello pensionistico: Crediti di cura”, sotto forma di contributi figurativi legati al numero dei figli (da corrispondersi in luogo del vecchio beneficio dell’anticipo della pensione per le donne) e integrazioni contributive per i periodi di lavori part-time dovuti ad impegni di cura rivolti anche alla non autosufficienza.

Il terzo obiettivo su cui intervenire è il crescente divario tra retribuzioni medie maschili e femminili

Il divario retributivo tra i generi è un tema collegato ai due precedenti e che ha origine dal maggior numero di anni in cui le donne permangono nella precarietà, si aggrava nei periodi di interruzione della carriera e degli aumenti retributivi nel periodo della maternità e della cura facendo accumulare differenze retributive che non vengono più recuperate. Riteniamo importante avviare un’azione coordinata tra legislazione vigente e futura, contrattazione a tutti i livelli, avvisi comuni con le associazioni imprenditoriali per superare questo divario. A questo proposito riteniamo utili:

1)       Il sostegno alla legge sulle “quote di genere” nei consigli di amministrazione

2)       L’introduzione della democrazia paritaria nelle istituzioni a tutti i livelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...