2° introduzione di I.COVA all’assemblea aperta di SNOQMilano del 26 novembre 2011

Documentazione: 2° introduzione di Ilaria COVA all’assemblea aperta di SNOQMilano del 26 novembre 2011

Ciao a tutte,

Antonella ci ha ricordato le principali tappe del percorso costitutivo di Snoq – Milano, dal 29 gennaio scorso ad oggi.

A distanza di quasi un anno dalla nascita di Se Non Ora Quando, è utile sottolineare come questo movimento sebbene sia caratterizzato da elementi di grande novità che lo rendono diverso da precedenti esperienze, condivida, però, con altri percorsi delle donne, attuali e passati, la comune battaglia per affermare la libertà e l’autonomia delle donne, nella società e nella politica.

E oggi con questo nuovo movimento, proviamo a scrivere un pezzo di storia che si aggiunge alle altre.

Sostengo ciò, perché il 13 febbraio, in piazza, abbiamo rivendicato non solo dignità e rispetto per i nostri corpi, ma rispetto e dignità per i nostri diritti.

Abbiamo agito, dunque, dentro un orizzonte più ampio che ci connette con lotte passate e ci proietta verso nuove prospettive.

A Siena, poi, abbiamo lanciato un progetto molto ambizioso, forse un sogno.

Un progetto che si estrinsecasse in 2 obiettivi:

1.Costruire un movimento delle donne, singole o associate; un movimento che fosse realmente plurale; un movimento per parlare all’Italia intera, quindi un movimento che articolasse un pensiero e un linguaggio per unire l’Italia. E ciò va evidenziato, nell’anno in cui si festeggia il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e nel momento in cui alcune forze politiche lavorano per dividere in nostro Paese.

Un movimento che, ora più che mai, dà il proprio contributo per ridare dignità e credibilità all’Italia dinanzi alla comunità internazionale.

2. La costruzione dell’agenda delle donne per il Paese.

Rispetto a questo obiettivo, oggi posiamo la prima pietra attraverso questa assemblea.

E come vogliamo costruire l’agenda? Con quale metodo e quali contenuti? Innanzitutto, insieme a tutte voi. Insieme a chi ci sta. Partendo dal basso, dai territori. Per questo, ci è sembrato indispensabile aprire un confronto ampio, partecipato e democratico, con tutte le realtà della città di Milano e con i numerosi comitati Snoq presenti in Lombardia.

Insieme, dunque.

Insieme agli altri tavoli milanesi penso per es. all’Agorà del Lavoro e ai tavoli costituiti dal Comune di Milano.

Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di lavorare insieme, trovare sinergie, fare sintesi, di identificarci in una grammatica comune perché la sfida dinnanzi a noi è enorme.

Con riguardo ai contenuti dell’agenda, iniziamo a lavorare sui 4 temi proposti a Siena dal Comitato nazionale.

A tal proposito, come mero ausilio per stimolare la riflessione e discussione odierna, abbiamo formulato delle schede sintetiche, posto che il lavoro sui contenuti avviato oggi, continuerà nei modi e nelle forme che questa assemblea si darà, anche attraverso assemblee tematiche.

Quindi, entrando nel merito, i 4 temi dell’agenda nazionale sono: innanzitutto il lavoro, (una vera emergenza in questo momento di crisi economica globale)

soprattutto per le giovani donne; il welfare, che ha subito negli ultimi mesi tagli devastanti e probabilmente sarà oggetto, nel breve periodo, di ulteriori riforme.

La rappresentazione, perché l’immagine del corpo femminile viene ogni giorno violata da pubblicità sessiste e le donne non meritano una loro rappresentazione pubblica così distante dalla realtà formata, invece, da donne capaci, intelligenti, eccellenti.

La rappresentanza, e ne vogliamo parlare proprio qui, a Milano, città simbolo della svolta. La città oggi governata, finalmente, dal centro sinistra grazie anche al nostro lavoro, al nostro impegno, alla nostra forza.

E tutto ciò, ha spinto Guliano Pisapia a nominare la giunta comunale rispettando la democrazia paritaria.

Snoq Milano ha scelto però di ampliare, da subito, questa rosa di temi “nazionali”( e altri si potranno aggiungere successivamente).

Abbiamo scelto di introdurre altri 2 temi di agenda che si aggiungono ai precedenti: 1. La violenza. Anche per questo abbiamo collocato la nostra assemblea a ridosso del 25 novembre Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Perché i dati sulla violenza sono drammatici. Sono numeri che fanno tremare i polsi, in particolare i dati sul femminicidio. Sono numeri inaccettabili per un Paese civile.

2. Il riconoscimento delle unioni civili. Questo per noi rappresenta un elemento costitutivo ed imprescindibile per un Paese che si vuole definire realmente civile e libero.

Chiediamo un confronto su questi 6 temi.

Vi chiediamo un impegno comune di lavoro.

Vi chiediamo un impegno comune affinchè l’agenda delle donne non sia puro esercizio teorico ancorchè importante per sintonizzarci a questa nuova fase che ha bisogno di nuove idee, di nuove narrazioni, ma la sfida è ancora più ardita: vi chiediamo un impegno comune affinchè l’agenda diventi base di contrattazione con la politica.

Siamo, infatti, in una nuova fase politica. Berlusconi è uscito di scena e speriamo ci resti per sempre, ma i problemi generati dalla gravissima crisi finanziaria globale sono sempre più gravi e si ripercuotono soprattutto su noi donne.

Quindi questo non è il momento di abbassare la guardia e pensare che la piena del fiume sia passata. Anzi.

Decideremo insieme se e come muoverci e mobilitarci nei prossimi mesi.

Questo periodo, però, di un anno e mezzo che ci separa dal voto, che potremmo definire “di sospensione delle dialettica politica”, può essere un’occasione irripetibile per il movimento per strutturare un’agenda realmente innovativa che può essere materia di contrattazione con la politica proprio in vista del voto.

La crisi globale, infatti, ha messo in discussione un modello sociale di sviluppo. Il modello attuale è fallito e non è sufficiente un semplice restyling, come qualcuno vuole farci credere.

Noi apparteniamo a quel 99% di individui nel mondo che non si vogliono arrendere all’idea che sia sufficiente un restyling, un neo capitalismo con una spruzzata di solidarismo compassionevole.

Noi apparteniamo a quel 99% di individui nel mondo che non si vogliono arrendere all’idea di continuare a vivere in un sistema che mina la sostenibilità del pianeta e genera profonde disuguaglianze .

Si dovrà riscrivere un nuovo modello di sviluppo: la sfida è ardita e noi siamo pronte a raccoglierla anche perché, fin ora, non siamo le responsabili di questo fallimento.

Non siamo state noi alla testa e alla guida di questo modello fallimentare.

Quindi ora tocca a noi.

Tocca a noi riscrivere una nuova grammatica di coesione sociale, di sviluppo, di crescita ed equità.

Tocca a noi, anche perché non esiste vera democrazia se non si è in presenza di donne e uomini che insieme governano.

Ilaria Cova,