Roma 18 marzo 2012

Roma 18 marzo 2012 – l’intervento di Cristina Pecchioli a nome di SNOQMilano

Per noi del comitato Se non ora quando Milano questa riunione è molto importante, e l’aspettavamo da tempo.Siamo ad un passaggio delicato per il movimento delle donne, che mai come oggi si era avvicinato alla possibilità di un’articolazione, e di una conseguente azione politica di portata nazionale.

A Milano, come altrove, ci stiamo ragionando da tempo, anche su posizioni diverse: per alcune in primo piano c’è stare comunque dentro questo progetto, altre pensano che sia necessario, se non prioritario, dare soluzione ai nodi di democrazia interna che sono andati emergendo. E c’è anche chi, come Lea Melandri, con nostro grande rammarico ha fatto la scelta, motivata, di uscire da Snoq. Ma siamo comunque riuscite a trovare una sintesi che ci ha permesso di arrivare qui, oggi, con una proposta che, se condivisa, crediamo possa valere per il funzionamento di tutta la rete Se non ora quando nazionale, a patto però che si produca un serio cambio di passo.’occasione per ripartire da quanto ci eravamo dette a Siena, quando, concludendo, si era parlato di “tenere insieme realtà diverse per costruire una rete organizzata, stabile, aperta, che realizza circolarità di informazioni e decisioni, e momenti fisici di incontro periodici”.

La proposta è racchiusa in pochissimi punti che se ci sarà tempo vi leggerò alla fine e che comunque abbiamo distribuito pensando che possa essere utile al dibattito.

Noi pensiamo che ormai sia tempo di un vero cambiamento, che SNOQ debba avere una leadership condivisa, orizzontale, diffusa e circolare, perché il 13 febbraio ogni comitato ha tratto valore e legittimità dalla propria piazza, e dunque Se non ora quando siamo tutte noi, col il nostro autonomo patrimonio di oggi e quello che da anni in ogni città il femminismo ha prodotto, unito alla spinta di tante singole ad entrare attivamente nella politica. Bisogna dare valore a tutto questo, senza ragionare come se tutto fosse nato un anno fa. Puntare sulle città, ma anche sulla politica nazionale, senza delegare né dividere i compiti tra un ipotetico gruppo dirigente e una ancor più ipotetica “base”, ma con scelte politiche condivise e un’informazione tempestiva a tutti i nodi della rete.

Il motivo per cui il nostro comitato ha ponderato a lungo la scelta di aderire a Se non ora quando è che, pur avendo noi organizzato il 13 febbraio e il 29 gennaio, e pur essendo convinte della necessità di dare un respiro nazionale al movimento, avevamo e manteniamo forti riserve verso una Carta d’identità e una struttura organizzativa che non ci corrispondono, e che ci sembrano “sovrapposte” alla spinta di movimento del 13 febbraio.

Ora, va senz’altro apprezzato lo sforzo positivo, fatto con il documento che ci è stato presentato oggi, anche di fare una proposta politica generale.

L’abbiamo letto velocemente, e spetterà a tutto il comitato Snoq Milano fare insieme una valutazione approfondita nelle prossime riunioni.

Ma permettetemi una domanda che faccio a livello personale sulla proposta organizzativa: che c’è di cambiato rispetto a come abbiamo funzionato finora? La Carta viene sostanzialmente riproposta, mentre si può cogliere un’apertura, che apprezziamo, alle richieste di aprire ai comitati territoriali. Per quanto ci riguarda però questo non può avvenire costituendo un ennesimo organismo (il coordinamento nazionale) con il quale non è ben chiaro in che rapporto sia l’altro organismo, il Comitato Promotore Nazionale. E’ proprio quest’ultimo che andrebbe invece ampliato con la presenza dei comitati territoriali.

Voglio dirlo molto chiaramente: noi riconosciamo il ruolo fondamentale del gruppo originario di donne che ha avuto il merito e la lungimiranza di pensare e promuovere il 13 febbraio, e dobbiamo ringraziarle per questo.

Ma siamo altrettanto convinte che Snoq non sarebbe la forza che è se non ci fosse stato, allora e in questo anno, il contributo generoso di impegno e di idee delle migliaia di donne che hanno organizzato le tante piazze del 13 febbraio, nelle città italiane e non solo; quelle piazze hanno dato forza collettiva e rappresentazione a tutte le donne italiane, perché lì si è saputo intercettare il bisogno di dignità, eticità, cambiamento culturale e politico, e si è data voce alla protesta contro il ritardo italiano su tutte le questioni che riguardano le donne. (indicate nel documento piattaforma rivendicativa?). Lì Snoq, nel suo insieme, è stato legittimato. Ora bisogna fare un passo ulteriore.

La fase è cambiata, e dobbiamo cambiare anche noi. Berlusconi non c’è più, speriamo per sempre, e questo è stato un risultato non solo nostro perché vi hanno contribuito più soggetti e fattori, ma anche nostro. Ma quel tempo si è portato via, dobbiamo dircelo, anche un po’ della spinta alla mobilitazione delle donne.

Ora, fin quando la politica non riuscirà a riprendersi il ruolo che è suo, è il tempo del governo dei tecnici, più “presentabile” certo, ma non per questo più amico delle donne, almeno se pensiamo alla riforma delle pensioni, ma non solo. Questo rischia di provocare nuove contrapposizioni nel movimento. Si cammina in salita, non si può continuare a correre dietro all’emergenza, è ormai improrogabile l’elaborazione di una proposta politica di tutte.

Ma una capitalizzazione del 13 febbraio che riguardi tutte e non alcune, e che sia politica, che cambi davvero la vita delle donne italiane è possibile. Basta capire il segnale: il consenso a SNOQ si è ridotto e non si recupera solo incontrando politici e cariche istituzionali. Il piano della visibilità mediatica, seppure importante, non basta, non ci garantisce: ci vuole quell’agenda politica condivisa delle donne che dev’essere la nostra proposta alla politica, sulla quale poi si può trovare la più ampia trasversalità possibile, ma su contenuti definiti, non aprioristicamente; e soprattutto stando ben attente a non restare da sole, ma che con noi ci sia un movimento reale di donne.

Per questo ci vuole il riconoscimento della rete dei comitati diffusi nel territorio, e regole democratiche fondate sul principio della pari dignità. A Bologna sul lavoro, a Milano il 14 aprile sulla rappresentanza: ci stiamo confrontando e stiamo eleborando proposte, privilegiando tutte quello che ci unisce: il logo SNOQ, al quale abbiamo riconosciuto il ruolo di “tenere insieme”.

Ma Che cosa vogliamo che sia Se non ora quando? Un gruppo di pressione che ha come traguardo le elezioni amministrative e politiche? In questo caso però bisognerebbe dichiararlo, e capire chi e come deciderà le eventuali candidature….o il nostro desiderio è arrivare ad una democrazia effettivamente paritaria che imponga la presenza politica delle donne ovunque si decide, anche per cambiare la loro esistenza quotidiana?

A Milano, come in altre città, il nostro impegno nella campagna elettorale per Pisapia sindaco ha prodotto una giunta 50e50, e siamo riuscite a mettere in rete gruppi del femminismo con donne dei partiti e del sindacato e singole. Questa è la nostra caratteristica e la nostra ricchezza. E’ anche per ragionare di questi temi, e dell’esperienza delle nuove giunte che SNOQ Milano si è candidata a tenere un seminario su “rappresentanza, democrazia paritaria e partecipata” a metà aprile.

Democrazia paritaria e democrazia di movimento sono però intrecciate: SNOQ deve dunque darsi regole chiare, magari di transizione, regole ponte che non possono essere quelle di un partito: abbiamo bisogno di orizzontalità, circolarità, trasparenza, circolazione delle informazioni e una tempestiva comunicazione in rete che possa garantirci dal conoscere le iniziative del nostro movimento attraverso la stampa.

Per noi è ormai irrinviabile la proposta di aprire una fase costituente per un patto fondativo di tipo federativo, che ci permetta di riscrivere le regole; proponiamo un neo-direttivo (provvisorio) che preveda l’allargamento del CPN anche alle rappresentanti dei comitati locali, per avere un luogo di decisione politica che sia comune, rappresentativo della rete nei suoi tanti nodi, compresi gli SNOQ locali, in cui confrontarci periodicamente e decidere insieme. Ci vuole un percorso di legittimazione, e magari anche di delega, ma effettivamente democratico e partecipato, come l’abbiamo immaginato a Siena, sapendo, come ha detto molto efficacemente Nicoletta Dentico nell’articolo scritto per l’ Unità, che “ad ognuna viene richiesta anche una cessione di sovranità”.

Noi ci speriamo, vogliamo crederci per non disperdere questo grande patrimonio, ed è per questo che arriviamo qui con una proposta concreta. Crediamo non sia azzardato dire che dalle risposte che tutte insieme sapremo trovare, qui e nelle prossime occasioni di confronto, che dipende il futuro stesso di SNOQ

Proposta per la rete nazionale

Oggi si pone la necessità di offrire spunti ad un’ipotesi di funzionamento di tutta la rete SNOQ a livello nazionale, per provare a rispondere ad un’esigenza che ci sembra provenga ormai da più parti, in particolar modo da alcune città e da alcuni comitati locali.

A Siena ci siamo prese l’impegno di costruire “un movimento organizzato”, nella “necessità di rete e di apertura per incoraggiare tutte e ciascuna a tessere relazioni” (Sapegno, conclusioni a Siena), con l’idea che l’azione dei territori sia la condizione fondamentale per rendere la partecipazione più ampia possibile, “dalla presa d’atto delle migliaia di realtà di donne in Italia che, su tutto il territorio, testimonia di un attivismo e di una volontà di fare e migliorare le cose, la vita delle donne e anche di tutti gli altri” (Sapegno, conclusioni a Siena).

Siamo tutte convinte che la forma scelta per la rete sia anche sostanza. Per trovare una forma che ci somiglia il più possibile ci vengono in mente le parole di Mariella Gramaglia a Siena, che avevano colpito tutte noi: “Il movimento delle donne dovrà essere organizzato (fiducia e trasparenza ne dovranno essere le basi), stabile (non dovrà mai essere dimenticato), autonomo (e non subordinato), inclusivo”.

La domanda dalla quale siamo partite è: Che SNOQ desideriamo?

  • Se Non Ora Quando deve essere un movimento federativo, che riunisce e valorizza anche tutto quello che c’è già: donne delle associazioni, dei partiti e del sindacato, singole, con una particolare attenzione alla partecipazione politica delle giovani donne.
  • Al centro della sua iniziativa ci sono il territorio, le città e la politica nazionale.
  • L’autonomia delle esperienze locali va difesa e valorizzata e deve trovare il modo di esprimersi e di contare nelle scelte nazionali.
  • Occorre innescare un processo costituente per ottenere un reciproco riconoscimento dei vari nodi della rete e, per definire un progetto, l’agenda politica e le modalità di funzionamento.
  • La costituzione della rete definita a Siena comporta una maggiore rappresentanza dei comitati SNOQ regionali nel Comitato SNOQ nazionale.

Nel frattempo, occorre rendere praticabili alcune regole provvisorie per SNOQ:

  1. Mailing-list nazionale, con tutti i comitati verificati ed esistenti;
  2. Riunione nazionale ogni 3 mesi, per condividere la linea politica del movimento e decidere la distribuzione dei compiti e l’operatività del funzionamento della rete;
  3. Creazione immediata di un neo-direttivo (provvisorio) che preveda l’allargamento del CP anche alle rappresentanti dei comitati locali (naturalmente occorre definire le quantità e il livello – città, piccoli centri, regioni, tutti i cp locali – della rappresentanza)..
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